Luigi Stoisa

Sede espositiva: Cappella di San Giovanni Bosco + Palazzo Monferrato

GEA

Per la seconda edizione di Germinale, Luigi Stoisa ha concepito un progetto di ampio respiro, che coinvolge – e idealmente unisce – le due sedi collocate agli estremi dell’area di intervento della rassegna.

A Castelnuovo Don Bosco, nella cappella neogotica di S. Giovanni Bosco, l’artista ha realizzato appositamente una importante installazione site specific di dimensioni ambientali che ha come epicentro Gea, una grande tela posizionata in corrispondenza dell’abside da cui si dirama un allestimento che vive di terra cruda e carta.

Ad Alessandria, nella corte interna di Palazzo Monferrato – polo espositivo della Camera di Commercio di Alessandria-Asti – è in mostra un’omonima scultura in bronzo e catrame, trasposizione concreta di ciò che risulta raffigurato nel dipinto.

Il soggetto di entrambe le opere è una zolla di terra, come appare quando viene rigirata dall’aratro durante la lavorazione dei campi.

La zolla, nel movimento del terreno, acquisisce un aspetto antropomorfo, riferendosi a quella che è una necessità universale, dell’Uomo e del creato, ovvero l’impellenza di una trasformazione e rigenerazione continua. Scrive Stoisa, nei suoi appunti: ”L’Arte, come la terra, ha bisogno di essere rigirata ogni anno. L’Arte, come il sottosuolo, deve modificarsi per rigenerarsi. (…) L’arte inevitabilmente ha sempre una zolla di storia, altrimenti sarebbe come un albero senza radici”.

Le opere di Stoisa, comune denominatore dei vertici dell’ambito di azione di Germinale, diventano il simbolo di un terrenoterritorio che si rigenera e del ricongiungimento ideale tra le diverse anime del Monferrato, un’area molto estesa ma unita da un punto di vista storico, culturale e di tradizione. La presenza di un’opera a Palazzo Monferrato si inserisce in un contesto simbolico di grande rilevanza, in quanto luogo che incarna la storia e l’istituzione, metafora dell’unitarietà di un territorio che si sviluppa tra due province.

Il messaggio sotteso è importante e invita alla riflessione sull’equilibrio dinamico tra conservazione e trasformazione e sul nostro rapporto con la terra, la sua storia e le sue potenzialità di cambiamento.

Il suo lavoro racconta di un territorio che può essere continuamente rigenerato e trasformato, senza mai perdere il suo legame profondo con le radici che lo hanno reso ciò che è oggi.

Gea, 2021, fango, carboncino e catrame su tela, 200×300 cm –  cartoncini + terra, misura ambiente

Pelle al vento, 2025, sanguigna e terra su carta, 200×90 cm

Luigi Stoisa nasce a Selvaggio di Giaveno (Torino) nel 1958, dove attualmente vive e lavora.

La sua attività artistica ha inizio a partire dalla fine degli anni ’70, durante la sua esperienza scolastica, quando ancora è studente all’Accademia di Belle Arti di Torino.

Nel 1984, esordisce con la sua prima mostra personale negli spazi della Galleria Tucci Russo di Torino: la sua ricerca si avvia dunque nel corso degli anni Ottanta – l’epoca del post-modernismo – ed è proprio a questo periodo che risalgono le sue prime opere “mature”. 

Da allora, tutta la sua poetica si è sempre concentrata sul mutamento della materia, che inesorabilmente modifica forme e immagini: per questo, al centro della sua produzione spicca il catrame – fortemente presente in numerose opere –, che trasforma se stesso e i materiali intorno a sé.

Stoisa, tuttavia, lavora con molti altri materiali, sperimentando tecniche sempre nuove, dalla pittura (declinata in molte forme) alla scultura (in terracotta e in bronzo), dalle installazioni polimateriche al disegno, “prima forma dell’idea”.

È stato protagonista di importanti eventi espositivi personali e collettivi in sedi quali, tra le altre: Fundación Joan Miró di Barcellona (Spagna, 1985); De Appel Foundation di Amsterdam (Paesi Bassi, 1986); Museo d’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato (Italia, 1988); Musée d’Art Moderne et d’Art Contemporain di Nizza (Francia, 1993); Neue Nationalgalerie di Berlino (Germania, 1996); Complesso Monumentale San Michele a Ripa Grande di Roma (Italia, 2004); Reggia di Caserta (Italia, 2005); XVIII Biennale di Scultura di Carrara (Italia, 2008); Palazzo Litta di Milano (Italia, 2010); Accademia di Belle Arti di Torino (Italia, 2010); Frost Art Museum di Miami (USA, 2011); Palazzo Chiablese di Torino (Italia, 2011); Reggia di Venaria (Italia, 2017).

È risultato vincitore di premi per la realizzazione di sculture di arredo urbano e di edifici pubblici: 1° Premio “Umberto Mastroianni” (Torino, 1996); installazioni luminose per Luci d’Artista (Torino, dal 1998 a oggi); installazione per l’A.I.S.M. di Torino (2004); sculture in bronzo per la Biblioteca civica Italo Calvino (Torino, 2008); realizzazione della Porta Santa per il Duomo di Torino (2015).

Hanno scritto su di lui numerosi critici d’arte, tra i quali: G. Dorfles, F. Poli, G. Verzotti, M. Bertoni, G. Castagnoli, A. Barzel, G. Ciavoliello, M. Meneguzzo, D. Trento, C. Levi, D. Lancioni, G. Curto, R. Miracco, B. Corà, A. Bonito Oliva, G. Cordero, D. Brullo, mons. T. Verdon.

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