DOMENICO BORRELLI
Sede espositiva: Palazzo Mazzetti, Asti
ARIANNA ZERO GRADI
« Il labirinto, da figura infernale, da luogo di orrore da dominare con l’inganno del filo di Arianna, diventa una figura conoscitiva. Borrelli è quindi ben consapevole che Dürrenmatt, nella sua esplorazione dei possibili significati di questa forma, propone un’immagine del labirinto come luogo di felicità, che protegge con le sue volute, dalla legge della violenza. Ma forse, per cogliere il mutamento di senso epocale di questa metafora millenaria, sarebbe meglio trovare per il labirinto un altro nome: arabesco, la manifestazione del caos da cui si originano le forme di una creazione ex nihilo. La scultura di Arianna, con la sua testa perfetta, priva di chioma, si mostra con un corpo asciutto teneramente modellato, possiede un suo ritmo rilassato, che non si fissa in un’immagine statica, ma in mutazione continua, vive nella tenerezza di uno sguardo perso nel vuoto, nell’ironia di un gesto scaramantico e di due orecchie taurine, quasi veri e propri punti di ascolto privilegiato di un oltremondo. Una zona di luce sul petto, un velo d’ombra su una gota, donano alla donna il profumo di una strana sensibilità volta al futuro. Infatti è stata proprio Arianna a fornire a Teseo il filo per salvarsi. » Così scriveva la grande storica dell’arte Marisa Vescovo in Labirinti dell’anima nel 2007, a proposito di Arianna Zero Gradi, dove restituisce ai lettori una reinterpretazione eterodossa e fuori dagli schemi del concetto di labirinto universalmente condiviso.
La scultura, posta all’inizio del percorso museale di Palazzo Mazzetti, assume qui il ruolo di guida salvifica. È lei, oggi, a porgere idealmente quel filo ai visitatori, invitandoli a smarrirsi e a ritrovarsi nelle stanze del museo, in un viaggio di scoperta attraverso la storia dell’arte.
ARIANNA ZERO GRADI, 2014, bronzo, rocchetto in legno, corda, dimensioni misura ambiente
Domenico Borrelli (Torino, 1968) vive e lavora a Torino, dove affianca alla ricerca scultorea l’impegno accademico come docente presso l’Accademia Albertina di Belle Arti. La sua pratica artistica indaga il rapporto tra corpo, spazio e materia, sviluppando una sintesi formale capace di tradurre le tensioni della contemporaneità in volumi plastici definiti. Il suo percorso ottiene precocemente riconoscimenti internazionali: nel 1988 vince il Second Rodin Grand Prize al The Hakone Open-Air Museum di Tokyo (con il bronzo L’ultima foca) e, nel 1995, il premio di scultura alla III Biennale di Sartirana Lomellina. Le sue opere fanno oggi parte di diverse collezioni permanenti, tra cui il Museo di Milevsko (Repubblica Ceca), la Fondazione IGAV a Saluzzo, il Loft Project ETAGI a San Pietroburgo e il Parco d’Arte Quarelli a Roccaverano.
Tra le mostre personali si ricordano Branco a Torino (1998), U SCÈM a Parma (2001, a cura di Elena Volpato), No Entry (2006, curata da Marisa Vescovo), Abitarsi al Castello di Rivara (2014) e Memore a Biella (2017). Partecipa inoltre a progetti collettivi in contesti internazionali (Pechino, Shanghai, Mosca) e in spazi storici, come la Reggia di Venaria e il Castello di Racconigi.
A Torino espone nel giardino di Palazzo Cisterna per Arte alle Corti, a cura di Francesco Poli e Olga Gambari. Tra le mostre più recenti, nel 2022 presenta Levia gravia da Umberto Benappi Arte Contemporanea a Torino (con la serie Cardini), S-Cardinabile da Maurizio Caldirola Arte Contemporanea a Monza e RI-CONTENERSI da Shazar Gallery a Napoli; progetto, quest’ultimo, riproposto nel 2023 al Villa Fiorella Art Hotel di Massa Lubrense. Borrelli partecipa inoltre a Germinale con due mostre personali: a Grana Monferrato (2024) e Nizza Monferrato (2025).

