GIANLUCA BRANDO
Sede espositiva: Bava Azienda Vitivinicola, Cocconato (AT)
LA FORMA DELLA TRASFORMAZIONE
La ricerca di Gianluca Brando si concentra sul rapporto tra forma, materia e trasformazione, assumendo il calco come principale dispositivo concettuale e operativo.
L’artista non interviene direttamente sulla materia originaria, ma ne registra la superficie, la traccia, l’epidermide, producendo una forma che nasce dalla relazione con qualcosa che esiste già. In questo processo il calco non coincide con una semplice copia: è piuttosto un luogo di perdita e trasformazione. Nel passaggio dall’originale al suo negativo, qualcosa viene necessariamente sottratto, mentre ciò che rimane acquisisce una nuova identità. La superficie diventa così memoria di un contatto, testimonianza di un corpo assente.
Questa dinamica emerge in Imago, opera nata dall’esperienza di un viaggio in Cina, durante il quale Brando si confronta con il cosiddetto “verme d’inverno, erba d’estate”. La forma naturale, risultato di un processo di trasformazione, colpisce l’artista proprio come traccia visibile di un passaggio da uno stato all’altro. Il riconoscimento di questa metamorfosi diventa così il punto di partenza per una riflessione sulla relazione tra origine e mutamento, tra ciò che una forma era e ciò che può diventare. Allo stesso modo, nelle opere realizzate a partire dalle tegole, Brando agisce attraverso un processo di inversione. Un elemento destinato a proteggere lo spazio e rivolto verso il cielo viene capovolto, privato della propria funzione originaria e trasformato in un contenitore capace di accogliere l’acqua e riflettere l’ambiente circostante. L’oggetto conserva la propria riconoscibilità, ma il suo significato viene alterato attraverso un semplice spostamento di posizione e funzione.
La pratica di Brando si fonda dunque sulla possibilità di trasformare senza cancellare completamente l’origine. Il calco conserva una relazione con ciò da cui proviene, ma allo stesso tempo se ne distacca, generando una forma autonoma. È proprio in questa ambiguità tra originale e copia, presenza e assenza, superficie e profondità che si sviluppa la sua ricerca: la materia non è soltanto un mezzo, ma il luogo in cui il cambiamento diventa visibile.
GIANLUCA BRANDO (Maratea, 1990) vive e lavora a Milano. Dopo gli studi presso le Accademie di Belle Arti di Roma e Venezia, ha vissuto a Taipei dal 2014 al 2017, dove ha sviluppato la sua ricerca artistica nel contesto di residenze artistiche e studi condivisi.
Al rientro in Italia, tra il 2018 e il 2019, è stato ospite di programmi di residenza presso Cripta747 a Torino, Viafarini e Officine Saffi a Milano.
Il riutilizzo, la riflessione e la trasformazione di oggetti apparentemente marginali sono al centro della sua ricerca. Attraverso la scultura, elementi naturali, strumenti industriali, reperti archeologici e oggetti del quotidiano vengono elaborati e fusi insieme per creare ecosistemi autonomi che sembrano provenire da altre civiltà. Il suo lavoro esplora le inquietudini e le speranze del nostro tempo, invitando il pubblico a immergersi in un immaginario poetico che sondi le contraddizioni del presente. Negli ultimi anni, il suo lavoro è stato presentato in spazi indipendenti e istituzioni, tra cui: Building, Milano (2024); Mattatoio, Roma (2023); MAXXI, Roma (2023); Spazio Taverna, Roma (2022, 2021); Riss(e), Varese (2022); Fondazione Francesco Fabbri, Pieve di Soligo (2021); Fondazione Pini, Milano (2020); Fondazione SoutHeritage, Matera (2020); Viafarini, Milano (2019); Cripta 747, Torino (2018); Officine Saffi, Milano (2018). Finalista in diversi premi, tra cui: Talent Prize (edizioni 2023, 2021), Premio Conai (2022), Premio Fabbri (edizioni 2020, 2017, 2015). Nel 2025 ha collaborato con all’apertura del nuovo store di Birkenstock a Milano.






