SIMONE BENEDETTO

Sede espositiva: Museo Civico Bistolfi – Chiostro Piccolo, Casale Monferrato (AL)

INTO THE WILD

Osservando l’artista durante il lavoro lento e paziente della modellazione, si ha l’impressione che il suo gesto non si limiti a dare forma all’argilla, ma le stia infondendo vita. Attraverso le sue creazioni, i soggetti infantili vengono colti nel pieno di quel moto perpetuo che caratterizza la loro età. Questa vitalità primordiale anima letteralmente le sculture, in cui il corpo umano si fonde costantemente con elementi del mondo naturale.

La metamorfosi verso il regno animale e vegetale si palesa nei dettagli: semplici innesti organici, come rametti di ciliegio o grandi foglie di monstera, diventano lo spunto per immaginarsi cervi o per correre nella savana come maestosi elefanti. La ricerca di Simone Benedetto esplora così l’evoluzione psicologica dell’individuo, trasformando l’atto plastico in una potente metafora dello sviluppo della personalità. I suoi giovani esseri umani rappresentano il pensiero puro, colti in un momento in cui sono ancora in perfetto contatto con il proprio io. Il loro è un sentire autentico, privo di pre-giudizio, radicato esattamente nel proprio tempo.

In questo contesto, la celebre massima di Dostoevskij, «La bellezza salverà il mondo», perde ogni sfumatura utopistica per farsi concreta: evoca la forza contaminatrice della bellezza stessa, capace di propagarsi intorno a sé a patto che ci si fermi ad osservarla e ad ascoltarla.

Tale necessità di rallentare per riscoprire quel tempo disteso che appartiene sia al lavoro paziente dello scultore sia allo sguardo del visitatore, richiede una scelta precisa: è in questo senso che, parafrasando l’autore, è legittimo pensare che sarà la lentezza a salvare il mondo.

Simone Benedetto (Torino, 1985) vive e lavora a Torino.

Conseguita la laurea in Scultura e Arti Plastiche presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, ha sviluppato una pratica artistica versatile, affermandosi attraverso un approccio formale capace di rinnovare il linguaggio plastico contemporaneo.

Al centro del suo lavoro si colloca una rigorosa e continua sperimentazione materica. Benedetto fa dialogare elementi di natura diversa, passando dalle tecniche tradizionali del bronzo alle peculiarità del cemento, fino all’impiego di materiali sintetici come resine e siliconi. Tale commistione diventa lo strumento privilegiato per affrontare tematiche sociali complesse, portando alla luce le contraddizioni del quotidiano attraverso uno sguardo analitico e intimo.

La sua poetica si sviluppa attorno a un’indagine della condizione umana e delle sue fragilità. Le opere di Benedetto scandagliano in particolare il rapporto tra l’uomo e il feticcio, mettendo in scena il delicato dialogo tra l’età adulta e l’infanzia. Attraverso forme plastiche definite, l’artista riflette sull’alienazione dell’epoca odierna e sulla repressione sentimentale, evidenziando le derive di un momento storico in cui l’oggetto tende sempre più a sostituirsi al soggetto.

Lungi dall’offrire risposte rassicuranti, le sue sculture agiscono come veri e propri dispositivi di riflessione. Esse suggeriscono all’osservatore interrogativi insolubili ma strettamente necessari, invitando il pubblico a confrontarsi attivamente con le dinamiche relazionali e i cortocircuiti della società contemporanea.

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