AGATA FERRARI BRAVO

Sede espositiva: Ex Asilo Umberto I, Piovà Massaia (AT)

TEATRO NOMADE

Il lavoro di Agata Ferrari Bravo si muove con naturalezza e fluidità tra il disegno, l’esplorazione dei tessuti e la scultura tridimensionale, dando vita a un universo visivo tanto ironico quanto enigmatico. Al centro della sua pratica risiede un profondo lavoro di recupero e riutilizzo di materiali trovati e tessuti di scarto: un gesto artistico che è al tempo stesso etico, poetico e sovversivo.
Attraverso questa manipolazione materica, ciò che è stato abbandonato viene riscattato e re-immaginato.
Lino, carta, tessuti di recupero e materiali poveri vengono così assemblati, cuciti e stratificati fino a diventare il corpo di figure umane e animali, creature ibride, segni e forme che sembrano provenire da un tempo indefinito.
L’opera di Agata Ferrari Bravo si dispiega così come un teatro espanso, uno spazio scenico e tridimensionale abitato da apparizioni, figure enigmatiche e micro-narrazioni. È un Teatro nomade e fragile, vicino all’immaginario dell’infanzia e ai folklori di mondi rurali ormai scomparsi, dove il rattoppo, l’imbastitura e l’imperfezione non vengono nascosti, ma diventano parte integrante della scena e della narrazione.
Le sue figure sembrano appartenere a un universo fiabesco e ancestrale, sospeso tra memoria, mito personale e invenzione, nel quale convivono reminiscenze lontane, animali fantastici, corpi, alfabeti e segni privi di un significato univoco. Il tessuto diventa la pelle di creature in costante metamorfosi, capaci di evocare un immaginario nomade e viscerale. Le cuciture, le sovrapposizioni e le imperfezioni rendono visibile la fragilità dell’opera e, allo stesso tempo, quella del mondo che essa rappresenta: un mondo sgangherato, infantile e immaginario, proprio per questo capace di rivelarsi più intimo, incantevole e degno di cura.

Agata Ferrari Bravo (Padova, 2001). Dopo un percorso scolastico non lineare che l’ha vista frequentare diverse scuole superiori, si è iscritta a un liceo artistico serale, dove ha scoperto la scultura, disciplina che ha segnato una svolta decisiva nella sua ricerca artistica.
Parallelamente agli studi, ha iniziato a dedicarsi alla pratica artistica, che all’inizio si è incentrata sulla creazione di maschere, cappelli e oggetti scenografici.
La sua formazione si è sviluppata al di fuori dei contesti accademici tradizionali, prendendo forma principalmente attraverso numerosi viaggi in auto in Europa, con particolare attenzione ai Balcani, alla Germania orientale e alla Borgogna. Vissuti in modo diretto e immersivo, questi territori alimentano un immaginario nomade, materico e viscerale.
Nel 2024 ha esposto per la prima volta presso la Libreria Marini di Roma, segnando il suo debutto sulla scena dell’arte contemporanea. Nel giugno 2025 ha presentato la sua prima mostra personale, curata da Lucia Pezzulla e Andrea Contin, presso la Red Lab Gallery, che da allora rappresenta il suo lavoro in Italia e in tutta Europa. Nel novembre 2025 ha preso parte alla mostra collettiva Portofranco, curata da Rossella Farinotti, presso il Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto, al fianco di artisti di fama internazionale. Nel 2026 ha partecipato ad Art Rotterdam in dialogo con Carmen Schabracq. Nell’autunno 2026 prenderà parte alla collettiva Così, distanti, ci veniamo incontro. Geografie di prossimità presso l’Istituto Italiano di Cultura di Atene, a cura di Leonardo Regano. La sua nuova mostra personale alla Red Lab Gallery di Milano è prevista per novembre 2026.

Courtesy Red Lab Gallery, Milano

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